Zaia: i senegalesi
parlano veneto
comeme
di Giorgio Gasco
«Sa quale epitaffio avrebbe
voluto l`imperatore Adriano?».
Il ministro Luca Zaia scava
nella storia cercando elementi
a supporto della proposta della
Lega di far tornare in auge
il dialetto, a partire dalla scuola.
Il trevigiano è andato oltre,
suggerendo fiction tv in veneto.
È giusto insegnare la lingua
dei padri, ma quale lingua
visto che quella veneta non è
omogenea in regione?
a
(Segue dalla prima pagina)
Chiamato in causa dal "Gazzettino", il
leghista non si sottrae e per essere coerente
risponde nella lingua dei padri.
Luca Zaia, scusi l`ignoranza, in senso
etimologico, cosa c`entra l`imperatore?
«Sta scritto nelle sue memorie: "Dovunque
si ricordano le mie opere con
scritte in latino. Ma io ho sempre vissuto e
pensato in greco».
Dunque, il veneto è una lingua?
«No perché non ha i canoni tradizionali,
ad esempio non ha una grammatica».
Però per lei e per i padani veneti lo è.
«Quindi è giusto che venga insegnato a
scuola, come elemento di identità culturale.
Faccio io una domanda: è meglio
imparare l`inglese o il dialetto?».
La riforma scolastica della Moratti
metteva l`inglese nelle tre "i" per la didattica.
Non certo il lombardo o il veneto.
«L`inglese bisogna saperlo per forza,
d`ufficio. Poi i ragazzi devono conoscere
la grammatica e la letteratura italiana.
Oltre a questo esistono la storia e la lingua
locale che vanno conosciute».
Ma l`obiezione riguarda quale veneto
insegnare a scuola. L`idioma veneto ha
una infinità di "calate", tanti quanti i
campanili della regione. E allora?
«Goldoni scriveva le sue opere in una
lingua che non era il veneziano. Io, con lei
sto parlando in dialetto. Mi capisce?».
Diciamo di sì.
«Vede che non esiste il problema di
farsi comprendere?».
Lei trevigiano, che dialetto sta usando
in questa intervista?
«Una via di mezzo tra sinistra Piave e
destra Piave. Un esempio, nella sinistra
Piave il passero si chiama "panegasa", a
destra "siga"; l`anatra nel primo caso "raza"
pronunciando la zeta con la lingua tra
i denti, nel secondo caso "anara"».
Vede, da una parte dicono una cosa e
dall`altra non sanno cosa sia.
«Perché durante la Serenissimma il
Piave aveva tratte d`acqua, cioé la distanza
da argine a argine, anche di un chilometro
e mezzo, se non di più. Quindi c`é
stato uno sviluppo diverso degli idiomi
anche solo da una parte all`altra di un
fiume. Non c`é nulla di scandaloso se nelle
scuole di Treviso si insegnasse il trevigiano,
in quelle di Belluno il bellunese...».
Tornando alla domanda chiave: con
queste evidenti differenze, quale veneto
va insegnato a scuola?
«Quello dei territori. Il problema non è
più apprendere una parlata che comunque
i ragazzi imparano andando al bar a
bere uno spritz. Ma quello di acquisire il
modo in cui si parla nella zona dove uno
abita. Conosco tanti figli di immigrati che
parlano veneto in modo superlativo. Non
sarebbe male che a questo aggiungessero
l`apprendimento dell`idioma locale». r
Figli di immigrati che parlano con i
coetanei nostrani in dialetto?
«Sembra impossibile ma è così. Ci sono
immigrati che in casa usano l`italiano e
poi scoprono che i figli parlano dialetto».
Lei ha proposto fiction in dialetto. Ma
nel caso di un telegiornale, viste le sfumature
dialettali, quale lingua userebbe?
«Sfido chiunque a dire che il veneziano
è incomprensibile. A un giornalista straniero
ho spiegato che la parola "ciao", la
usano anche gli americani, deriva da
"s`ciao vostro", servo vostro. Suvvia, se
non abbiamo l`orgoglio di queste cose...».
Un po` di ipervenetismo.
«Non accetto che mille anni di storia
della Repubblica Serenissima siano liquidate
con tre righe nei libri di storia».
Il maestro Adalberto Manzi, famoso
per la trasmissione di fine anni Cinquan-.
ta "Non è mai troppo tardi" durata fino al
`68, non sarebbe molto soddisfatto se fosse
in vita. La Rai voleva unificare l`Italia
anche attraverso la lingua.
«Serviva l`alfabetizzazione. Vede, valorizzare
identità e idiomi locali è un`azione
centripeta non centrifuga».
Traducendo?
«L`Italia si divide non facendo il federalismo,
non valorizzando identità e idiomi
locali. Al contrario fare il federalismo
e esaltare le identità è un movimento
centripeto. La fuga dal centro avviene,
invece, quando la cultura locale viene
soppressa. La scuola ha il 20% di autonomia
didattica e allora E
garantisco che in molte già avviene».
Ma i bimbi nigeriani, moldavi...
«Venga a fare un giro con me e le faccio
conoscere piccoli che parlano veneto meglio
di me, e nei cantieri vedrà che la
lingua ufficiale della comunicazione è il
veneto. Anche per i senegalesi».
Giorgio Gasco
Luca Zaia e la questione del dialetto: «È un elemento di identità culturale, anche se si differenzia di area in area»
«Il VENETO non è lingua
ma va studiato lo stesso»
Generazioni
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aCi sono figli
di immigrati
che lo parlano
meglio di me»
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