I`i 1 ts ,
Stefania Prestigiacomo
Ai privati
le riserve
naturali
Caro direttore,
l`eccezionale, ed eccezionalmente
positivo,
avvistamento dell`esemplare
di Foca Monaca all`Isola del Giglio,
ha riproposto all`attenzione
mediatica, virtuosamente
ma
anche a tratti confusamente,
la
questione della
qualità del nostro
mare, delle politiche
di tutela delle
acque costiere e della valorizzazione
di questo straordinario
bene naturalistico che è il
Mediterraneo ed il litorale italiano.
Il segnale incoraggiante
del ritorno, speriamo duraturo,
di una specie che si credeva
estinta nel nostro mare, dovrebbe
consentirci di guardare
con ottimismo a quanto fatto
ed alle prospettive future.
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L Italia ha infatti il più vasto sistema
di parchi e aree marine protette
d`Europa, un sistema articolato
che copre oltre il 10% del territorio
nazionale e che può e deve diventare,
a mio avviso, anche un volano di sviluppo di
quel turismo ecosostenibile che altrove rappresenta
la principale fonte di risorse per la tutela
dei beni naturali.
Va superata l`impostazione secondo cui le
aree marine (come i parchi e le riserve del resto)
devono essere zone negate alla fruizione
pubblica. Occorre superare la cultura secondo
la quale solo cancellando dalla carta geografica
pezzi di territorio è possibile ottenerne e garantirne
la tutela. Questa politica è quella che ha
portato ad un progressivo impoverimento di
queste aree che vivono a carico della fiscalità
pubblica e «consumano» le poche risorse prevalentemente
per alimentare miseramente il sottogoverno
che producono.
Se si riuscisse a guardare il nostro meraviglioso
mare delle 26 aree protette (più altre 4 in
via di istituzione), del santuario dei cetacei, quel
mare in cui si stanno verificando processi importanti
di ripopolazione ittica che poi dalle aree
protette «contaminano» il mare circostante, come
una straordinaria infrastruttura turistica
naturale, avremmo fatto un passo avanti decisi-
vo per la tutela e la protezione di questa risorsa.
Il «valore» naturalistico può e deve diventare
anche «valore» economico che più è cospicuo
quanto più il bene è protetto. Le arèe marine
non vanno chiuse ma aperte, mi si passi il termine,
al «culto» dei molti che amano il mare e vogliono
viverlo e rispettarlo. Per questo stiamo
lavorando per rendere le zone protette fruibili
dai subacquei (ovviamente non per la caccia),
per renderle visitabili a imbarcazioni da diporto
«ecologiche». Per questo intendiamo rivisitare
la normativa nazionale sui parchi e le riserve
per coinvolgere i privati nella valorizzazione di
queste zone.
Quanto più «ricche» saranno le aree protette,
tanto più saranno tutelate, quanto più saranno
volano di crescita e sviluppo per i territori
circostanti tanto più si moltiplicheranno.
Se non si uscirà dalla impostazione eco-ideologica
della terra e del mare tutelato perché
«vietato», se si continuerà a vedere ogni ipotesi
di utilizzo delle riserve, anche la più rispettosa,
come un attentato, i nostri beni naturali saranno
condannati non a vivere ma a sopravvivere,
non a prosperare ma a soffocare elemosinando
risorse pubbliche sempre più magre e saranno
sempre più vulnerabili. Ci sarà una ragione politica
se in Francia, in Germania i movimenti politici
verdi stanno conoscendo una stagione di
grande successo dopo aver sposato la cultura
dell`ambientalismo «del fare» e da noi sono invece
«specie in via di estinzione» continuando a
coltivare un ideologismo elitario.
Io sono convinta che l`ambiente sia un valore
politicamente trasversale ed una ricchezza di
tutti. Per questo lavoro ogni giorno, lottando
per difendere le poche risorse che abbiamo e
per innescare meccanismi nuovi e diversi per
accrescere l`autonomia di parchi e riserve. E`
una battaglia aperta a tutti i contributi e a tutte
le alleanze.
*Ministro dell`Ambiente
e della tutela dei territorio e dei mare
Al PRIVATI
LE RISERVE
NATURALI
STEFANIA PREsi GIACOMO*
SEGUE DALLA PRIMA PAGINA
[.]