Maroni: ricostruire
costerà 12 miliardi
Decisione dell`Abi: mutui e prestiti congelati fino a dicembre
ALESSANDRO BARBERA
ROMA
Per chi ha la casa ridotta ad un
cumulo di macerie è un primo
sollievo: sospensione del pagamento
delle rate dei mutui e prestiti
per tutto il 2009, azzeramento
delle commissioni per il
prelevamento di contante e bonifici.
A ormai più di una settimana
dal terremoto che ha devastato
l`Abruzzo, l`associazione
bancaria fa la sua parte per
sostenere i terremotati. Tutte
le banche del territorio aquilano
si sono impegnate a favorire
la rinegoziazione dei mutui attraverso
l`allungamento delle
scadenze e la rimodulazione delle
rate. Per ora non si parla dunque
di cancellazione o revoca sine
die dei contratti per chi la casa
non l`ha più: purtroppo in Italia
solo una compagnia assicurativa
copre parzialmente i danni da terremoto
e solo se adeguatamente
coperti da polizza. Né esiste una
copertura obbligatoria finanziata
dallo Stato. L`unica speranza dei
terremotati per riavere una casa
vera è l`intervento del governo.
Al rientro dopo la pausa pasquale,
da ieri i tecnici dei governo
sono al lavoro su più livelli. Da
un lato sul decreto ad hoc per cominciare
a finanziare la ricostruzione,
che secondo il ministro dell`Interno
Maroni costerà complessivamente
12 miliardi di euro.
Dall`altra va messo a punto il
provvedimento - da varare anch`esso
per decreto - di semplificazione
burocratica per l`ampliamento
e la ricostruzione degli immobili,
che oggi verrà discusso
nel pre-consiglio dei ministri. Ieri
era ancora in piedi l`ipotesi di convocare
un consiglio già questo venerdì,
ma i tempi sono molto
stretti. Il governo deve trovare
anzitutto l`accordo con le Regioni
sul decreto semplificazioni. Esi-
ste una bozza in sei articoli, ma
manca ancora l`intesa su alcuni
punti: fra questi il governo non ha
ancora deciso se - in materia antisismica
- stringere su controlli e
sanzioni oppure se scegliere la
strada degli incentivi per chi decide
di costruire seguendo i protocolli
più avanzati.
L`altro nodo ai quale il governo
sta ancora lavorando sono le
modalità di finanziamento della
ricostruzione. Giulio Tremonti ha
messo a disposizione un fondo
emergenze di poco più di cento
milioni di euro, ha fatto scattare
la richiesta di fondi europei e lavora
ad un nuovo scudo fiscale per i
capitali evasi all`estero. Solo questa
misura potrebbe garantire
gettito per 8 miliardi. Ma di fondi,
almeno per un miliardo, c`è bisogno
molto rapidamente. In questo
caso le soluzioni possibili sono
diverse, e in parte ancora al vaglio:
l`utilizzo di quel che resta dei
fondi dormienti - al momento ci
sarebbero 200 milioni di euro - o il
finanziamento attraverso il 5 per
mille della dichiarazione dei redditi,
che potrebbe garantire, dice
la legge, fino a 350 milioni di euro.
Quest`ultima decisione, già resa
operativa, ha mandato su tutte le
furie il volontariato, che vede così
erosa una fonte di sussistenza. In
subbuglio è anche il mondo radicale,
che vede nella scelta del governo
un modo per aggirare il finanziamento
della ricostruzione
con un altro strumento di solidarietà,
l`8 per mille, destinabile invece
solo allo Stato o alle confessioni
religiose. Oggi circa il 60%
degli italiani non sceglie a chi destinare
quella cifra, e ciò avvantaggia
la Cei, la quale può così
contare su quasi un miliardo grazie
al meccanismo che avvantaggia
chi riceve più gradimenti. «Basterebbe
che lo Stato si impegnasse
con una campagna a favore dell`8per
mille per l`Abruzzo», dice il
radicale Mario Staderini. «Ogni
milione di contribuenti in più significherebbe
70 milioni per
l`Abruzzo». Infine fra le ipotesi
per sostenere le piccole imprese
dell`area si sta valutando anche
l`allargamento delle «zone franche
urbane», aree nelle quali esentare
temporaneamente le aziende
dal pagamento delle imposte.