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MARONI: RICOSTRUIRE COSTERA' 12 MILIARDI

Da "LA STAMPA" di mercoledì 15 aprile 2009

Maroni: ricostruire costerà 12 miliardi Decisione dell`Abi: mutui e prestiti congelati fino a dicembre ALESSANDRO BARBERA ROMA Per chi ha la casa ridotta ad un cumulo di macerie è un primo sollievo: sospensione del pagamento delle rate dei mutui e prestiti per tutto il 2009, azzeramento delle commissioni per il prelevamento di contante e bonifici.

A ormai più di una settimana dal terremoto che ha devastato l`Abruzzo, l`associazione bancaria fa la sua parte per sostenere i terremotati. Tutte le banche del territorio aquilano si sono impegnate a favorire la rinegoziazione dei mutui attraverso l`allungamento delle scadenze e la rimodulazione delle rate. Per ora non si parla dunque di cancellazione o revoca sine die dei contratti per chi la casa non l`ha più: purtroppo in Italia solo una compagnia assicurativa copre parzialmente i danni da terremoto e solo se adeguatamente coperti da polizza. Né esiste una copertura obbligatoria finanziata dallo Stato. L`unica speranza dei terremotati per riavere una casa vera è l`intervento del governo.

Al rientro dopo la pausa pasquale, da ieri i tecnici dei governo sono al lavoro su più livelli. Da un lato sul decreto ad hoc per cominciare a finanziare la ricostruzione, che secondo il ministro dell`Interno Maroni costerà complessivamente 12 miliardi di euro.

Dall`altra va messo a punto il provvedimento - da varare anch`esso per decreto - di semplificazione burocratica per l`ampliamento e la ricostruzione degli immobili, che oggi verrà discusso nel pre-consiglio dei ministri. Ieri era ancora in piedi l`ipotesi di convocare un consiglio già questo venerdì, ma i tempi sono molto stretti. Il governo deve trovare anzitutto l`accordo con le Regioni sul decreto semplificazioni. Esi- ste una bozza in sei articoli, ma manca ancora l`intesa su alcuni punti: fra questi il governo non ha ancora deciso se - in materia antisismica - stringere su controlli e sanzioni oppure se scegliere la strada degli incentivi per chi decide di costruire seguendo i protocolli più avanzati.

L`altro nodo ai quale il governo sta ancora lavorando sono le modalità di finanziamento della ricostruzione. Giulio Tremonti ha messo a disposizione un fondo emergenze di poco più di cento milioni di euro, ha fatto scattare la richiesta di fondi europei e lavora ad un nuovo scudo fiscale per i capitali evasi all`estero. Solo questa misura potrebbe garantire gettito per 8 miliardi. Ma di fondi, almeno per un miliardo, c`è bisogno molto rapidamente. In questo caso le soluzioni possibili sono diverse, e in parte ancora al vaglio:

l`utilizzo di quel che resta dei fondi dormienti - al momento ci sarebbero 200 milioni di euro - o il finanziamento attraverso il 5 per mille della dichiarazione dei redditi, che potrebbe garantire, dice la legge, fino a 350 milioni di euro.

Quest`ultima decisione, già resa operativa, ha mandato su tutte le furie il volontariato, che vede così erosa una fonte di sussistenza. In subbuglio è anche il mondo radicale, che vede nella scelta del governo un modo per aggirare il finanziamento della ricostruzione con un altro strumento di solidarietà, l`8 per mille, destinabile invece solo allo Stato o alle confessioni religiose. Oggi circa il 60% degli italiani non sceglie a chi destinare quella cifra, e ciò avvantaggia la Cei, la quale può così contare su quasi un miliardo grazie al meccanismo che avvantaggia chi riceve più gradimenti. «Basterebbe che lo Stato si impegnasse con una campagna a favore dell`8per mille per l`Abruzzo», dice il radicale Mario Staderini. «Ogni milione di contribuenti in più significherebbe 70 milioni per l`Abruzzo». Infine fra le ipotesi per sostenere le piccole imprese dell`area si sta valutando anche l`allargamento delle «zone franche urbane», aree nelle quali esentare temporaneamente le aziende dal pagamento delle imposte.

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