LA CRISI FINANZIARIA
E LA FAVOLA DELLA TRASPARENZA
LUCIANO GALLINO
leggere le ultime dichiarazioni di Jean
Claude Trichet, presidente della Banca
centrale europea, non si sa se sentirsi
preoccupati, oppure presi in giro.
Trichet ha detto in un`intervista che per combattere
la crisi finanziaria" dobbiamo migliorare
la trasparenza delle istituzioni e dei prodotti
finanziari riguardo agli strumenti più oscuri e
tossici". Non è il solo a lanciare messaggi sulla
trasparenza come rimedio efficace alla crisi. Lo
fanno da mesi banchieri, funzionari governativi,
ministri, dirigenti delle organizzazioni internazionali.
Il succo dei messaggi è questo: le
banche migliorino le comunicazioni fornite ai
loro clienti, in modo che essi possano scegliere
con maggior consapevolezza tra prodotti finanziaripiù
o meno rischiosi. Cosìlapossibilità
che milioni di risparmiatori si trovino tra le mani
dei titoli privi di valore verrà drasticamente
ridotta.
Lanciato dal presidente della Bce, il messaggio
trasparenza tradisce o una straordinaria incomprensione
dell`attuale sistema finanziario,
che preoccupa in quanto manifestata da un alto
esponente di esso, oppure l`intento di raccontare
favole per tranquillizzare il popolo - da
cui il senso divenirpresiin giro. Ricordiamo che
diversi commentatori hanno già espresso seri
dubbi sulla capacità deibanchieri centrali dicapire
per tempo i devastanti meccanismi finanziari
che essi stessi hanno contribuito a mettere
inpiedi. Mavogliamo supporre che Trichetle
necessarie competenze le abbia; siamo quindi
costretti a pensare che con i suoi richiami all`importanza
della trasparenza ci racconti una
favola.
La trasparenza pare una favola p er due ragioni.
La prima è che negli ultimi vent`anni il sistema
finanziario internazionale ha fatto l`impossibile,
con il beneplacito e spesso con l`aiuto
dellebanche centrali, per diventare opaco.Al riguardo
gli esperti parlano esplicitamente diformazione,
accanto al tradizionale sistema bancocentrico,
d`un sistema finanziario ombra. Di
esso fanno parte molte entità che non rientrano
di per sé nel tradizionale sistema bancario,
come i fondi speculativi, le banche d`investimento,
i fondi monetari, i fondi patrimoniali
privati, ma che hanno con le banche commerciali
rapporti strettissimi, non foss`altro perché
spesso sono state istituite da esse. Una banca
commerciale affatto tradizionale come la Ubs
svizzera, ad esempio, ha aperto da tempo una
divisione interna che opera precisamente come
una banca d`investimento. Ad ogni buon
conto il sistema bancocentrico ha contribuito
massicciamente al sistema finanziario ombra
con due distinte operazioni, attuate con una finalità
specifica: aggirare le disposizioni che regolano
i movimenti di capitale.
Dopo aver indotto decine di milioni di persone
a sottoscrivere prestiti per mille usi, le banche
avevano infatti scoperto che se registravano
in bilancio tutti i prestiti come passività, come
prescritto, finivano per avvicinarsi troppo
alla soglia del capitale minimo che le banche
centrali richiedono a ogni banca di mantenere
disponibile per assicurare la copertura dei prelieviche
i clientifanno invarieforme. Ciò avrebbe
impedito loro di concedere altri prestiti o effettuare
lucrosi investimenti.
Al fine di alleggerire i loro bilanci, le banche
hanno anzitutto trasformato le suddette passività
in attività. Il colpo di genio è consistito nel
conferire ai debiti dei clienti, e con essi alle proprie
passività, la qualità di titoli commerciali
che era possibile rivendere: operazione definita
"titolarizzazione" (titr•isation) o, in Italia,
"cartolarizzazione". II nome più comune per
tali titoli è Collateralized Debt Obligations o
Cdo (obbligazioni che hanno per collaterale un
debito). Questi titoli, la cui composizione è
complessa perché incorporano differenti livelli
di rischio, possono venire comprati e venduti
da privati aprivati, da banche a fondi comuni o
a fondi pensione, da banca a banca, in un intreccio
senza fine di scambi finanziari. Introdotti
in Usa solamente dal 1977, e in Italia dal
1999 con la legge 130, questi titoli hanno avuto
in meno di vent`anni una diffusione vertiginosa.
Il loro ammontare nominale ha rapidamente
toccato, negli anni 2000, le decine di trilioni
di dollari.
Con una seconda operazione sono state
create dalle banche gran numero di entità fuori
bilancio sponsorizzate da una o più di esse
(Bank-sponsored Off-balance Sheet Entities Obse).
Le Obse sono vere e proprie società, controllate
da una banca cui pagano commissioni
cospicue; ma poiché hanno una loro personalità
giuridica, non compaiono nei fogli del bilancio
della banca sponsor (che è il significato
letterale di off-sheet). Il tipo più comune di Obse
ha un nome vagamente militaresco; sono i
Veicoli per scopi speciali. Con il bilancio alleggerito
neisuddettimodi, le banche sponsorhan
potuto continuare a concedere prestiti perché
migliorava il loro rapporto tra capitale proprio
e indebitamento. Nel contempo hanno reso
opache o addirittura invisibili allo sguardo delle
autorità di vigilanza, gran parte delle loro attività
finanziarie. Sarebbe interessante sapere
come laBce o la Fedpensano di rendere trasparenti
queste immense zone d`ombra scientificamente
costruite, anche limitandosi soltanto
alle prime 50 o 100 banche dei loro paesi.
Una seconda ragione che fa del discorso sulla
trasparenza una favola è che in presenza dei
rapporti immensamente complicati che sono
stati istituiti trai diversi sistemi finanziari, e dei
prodotti non meno complicati che offrono al
pubblico, è diventato tecnicamente impossibile
attuare forme di trasparenza a favore dei risparmiatori.
Si prenda il caso d`una risparmiatrice,
R, che ha acquistato quote di fondi comuni
d`investimento per 100.000 euro. La somma
è stata distribuita tra una decina di fondi. Si sa
che questi ultimi ripartiscono il rischio acquistando
in media titoli di almeno un centinaio di
società industriali e finanziarie (molte di più
per i fondi più grandi). La signora R si trova
quindi ad essere comproprietaria pro-quota (o
creditrice, quando ci sono dimezzo obbligazioni)
d`un migliaio di società. Tra i titoli di queste
ci sono sicuramente Rmbs (titoli appoggiati ad
un`ipoteca su immobile residenziale) e Cmo
(obbligazioni che hanno un`ipoteca come collaterale);
Abcp (titoli commerciali appoggiati
ad un patrimonio) e Cmbs (titoli appoggiati a
un`ipoteca su immobile commerciale); Cdo
(obbligazioni che hanno per collaterale un debito)
e Cds (contratti che assicurano un credito).
Sembrano una paro dia, ma sono tutti nomi
e sigle reali.
In quali termini e conqualiprobabilitàdi successo
il consulente finanziario della signora R
potrebbe mai illustrarle, in nome della trasparenza,
che i Cds della so cietàXpresentano un rischio
minore dei Rmbs della società Y, però i
Cmo della società Z promettono alla lunga un
rendimento maggiore degli Abcp della società
W?Al minimo, rischierebbe di vedere il cliente,
posto dinanzi a tale muro di sigle, ritirare quanto
possiede dai fondi comuni per investirli in
normali Bot, che son sempre tre lettere, ma almeno
hanno contenutipiùtrasparenti. Oltre ad
essere pericolose per chi ci crede, le favole sulle
cause della crisi finanziaria sono anche ostiche
da tradurre in pratica.