Merkel: no agli italiani
nella trattativa sull`Iran
Retroscena
EMANUELE NOVAZIO
ROMA
Porte chiuse
al negoziato
sul nucleare
Come non bastassero gli imbarazzi
del governo Berlusconi
per la simultanea
presenza a Roma dei presidenti
di Iran e Zimbabwe - Mahmoud
Ahmadinejad e Robert Mugabe è
un sonoro schiaffo in arrivo da
Berlino a guastare l`esordio diplomatico
di Silvio Berlusconi
sul palcoscenico internazionale:
una girandola di incontri con primi
ministri e presidenti a margine
della riunione della Food and
Agricolture Organization. Uno
schiaffo in sinergia, per di più:
«Il governo tedesco non vede alcuna
necessità di cambiare il formato
negoziale» sul problema
del nucleare iraniano, introduce
il portavoce del ministro Steinmeyer,
Spd, riferendosi al «Grup-
po 5+1» del quale Berlino è parte.
«La trattative avvengono già in
stretta sintonia con gli altri Stati
Ue», chiude il portavoce della signora
Merke], Cdu. Come dire
che le richieste italiane per partecipare
a pieno titolo ai negoziati
con la Repubblica islamica
(nella formula di un «5+2») sono
respinte con unanimità bipartisan
da una Germania che si considera
già «membro permanente
ombra» del Consiglio di Sicurezza
delle Nazioni Unite, grazie alla
continuità della sua collaborazione
con Stati Uniti, Russia, Cina,
Gran Bretagna e Francia su un tema
destinato a restare di attualità
politica e strategica per anni.
«Una tegola, anche se prevedibile»,
si commentava ieri informalmente
alla Farnesina. Tanto più
dolorosa perché cade sulla fronte
di Berlusconi e del ministro Franco
Frattini a pochi giorni dall`appoggio
che quest`ultimo ha ricevuto
da Condoleezza Rice a Stoccolma,
a margine della Conferenza
sull`Iraq. «L`Italia può apportare
un contributo importante nell`evoluzione
del negoziato», commentavano
ieri altre fonti del ministero
degli Esteri: aggiungendo con una
solida punta di imbarazzo che
«non si può non registrare» la pre-
sa dì posizione di Berlino. «Prevedibile»,
appunto: se Francia e
Gran Bretagna, per restare ai
partner europei, non vedono di
buon occhio il nostro ingresso in
un club esclusivo e per questo geloso
delle proprie prerogative, per
la Germania l`estensione del Gruppo
all`Italia significherebbe mettersi
il nemico in casa.
Nel senso che il governo di Roma
è contrario all`ingresso nel
Consiglio di Sicurezza della Germania:
eventualità che ci condannerebbe
a una serie B diplomatica
senza appello. Anche per questo
nel suo precedente mandato
come ministro degli Esteri, Frattini
aveva ventilato l`ipotesi di un
seggio comune per l`Unione Europea:
un`ipotesi remota - considerata
la presenza attuale di Francia
e Gran Bretagna, che difficilmente
accetterebbero dì uscirne
- che valeva soprattutto come un
secco no alle ambizioni tedesche.
Il governo ha di che meditare: nel
2003, durante la presidenza di
turno Ue, l`iraniano Khatami
chiese a Berlusconi di mettere in
piedi un gruppo di Paesi per negoziare
con Teheran. Roma rifiutò
per ragioni mai ben chiarite
(scarsa convinzione sull`efficacia
del format, preoccupazioni formali).
Di sicuro un errore strategico
difficile da rimediare.