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MERKEL: NO AGLI ITALIANI NELLA TRATTATIVA SULL'IRAN

Da "LA STAMPA" di martedì 3 giugno 2008

Merkel: no agli italiani nella trattativa sull`Iran Retroscena EMANUELE NOVAZIO ROMA Porte chiuse al negoziato sul nucleare Come non bastassero gli imbarazzi del governo Berlusconi per la simultanea presenza a Roma dei presidenti di Iran e Zimbabwe - Mahmoud Ahmadinejad e Robert Mugabe è un sonoro schiaffo in arrivo da Berlino a guastare l`esordio diplomatico di Silvio Berlusconi sul palcoscenico internazionale:

una girandola di incontri con primi ministri e presidenti a margine della riunione della Food and Agricolture Organization. Uno schiaffo in sinergia, per di più:

«Il governo tedesco non vede alcuna necessità di cambiare il formato negoziale» sul problema del nucleare iraniano, introduce il portavoce del ministro Steinmeyer, Spd, riferendosi al «Grup- po 5+1» del quale Berlino è parte.

«La trattative avvengono già in stretta sintonia con gli altri Stati Ue», chiude il portavoce della signora Merke], Cdu. Come dire che le richieste italiane per partecipare a pieno titolo ai negoziati con la Repubblica islamica (nella formula di un «5+2») sono respinte con unanimità bipartisan da una Germania che si considera già «membro permanente ombra» del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, grazie alla continuità della sua collaborazione con Stati Uniti, Russia, Cina, Gran Bretagna e Francia su un tema destinato a restare di attualità politica e strategica per anni.

«Una tegola, anche se prevedibile», si commentava ieri informalmente alla Farnesina. Tanto più dolorosa perché cade sulla fronte di Berlusconi e del ministro Franco Frattini a pochi giorni dall`appoggio che quest`ultimo ha ricevuto da Condoleezza Rice a Stoccolma, a margine della Conferenza sull`Iraq. «L`Italia può apportare un contributo importante nell`evoluzione del negoziato», commentavano ieri altre fonti del ministero degli Esteri: aggiungendo con una solida punta di imbarazzo che «non si può non registrare» la pre- sa dì posizione di Berlino. «Prevedibile», appunto: se Francia e Gran Bretagna, per restare ai partner europei, non vedono di buon occhio il nostro ingresso in un club esclusivo e per questo geloso delle proprie prerogative, per la Germania l`estensione del Gruppo all`Italia significherebbe mettersi il nemico in casa.

Nel senso che il governo di Roma è contrario all`ingresso nel Consiglio di Sicurezza della Germania:

eventualità che ci condannerebbe a una serie B diplomatica senza appello. Anche per questo nel suo precedente mandato come ministro degli Esteri, Frattini aveva ventilato l`ipotesi di un seggio comune per l`Unione Europea:

un`ipotesi remota - considerata la presenza attuale di Francia e Gran Bretagna, che difficilmente accetterebbero dì uscirne - che valeva soprattutto come un secco no alle ambizioni tedesche.

Il governo ha di che meditare: nel 2003, durante la presidenza di turno Ue, l`iraniano Khatami chiese a Berlusconi di mettere in piedi un gruppo di Paesi per negoziare con Teheran. Roma rifiutò per ragioni mai ben chiarite (scarsa convinzione sull`efficacia del format, preoccupazioni formali).

Di sicuro un errore strategico difficile da rimediare.

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