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CASINI: "TOLGO VOTI AL PDL ME LA FARANNO PAGARE"

Da "LIBERO - EDIZIONE MILANO" di martedì 18 marzo 2008

Casini: «Tolgo voti al PdL Me la faranno pagare» di GIANLUIGI PARAGONE «Gli unici brogli che vedo sono quelli che riguardano l`informazione:

stanno facendo di tutto per non farci vedere in tv. Fosse così facile cancellarci...».

Pier Ferdinando Casini allarga le braccia come se gli avessero negato un altro rigore, (...) id segue dalla prima GIANLUIGI PARAGONE (...) un rigore netto. «C`è una disparità nei mezzi di informazione che è talmente sfacciata che ormai .mi vien quasi da ridere! Debbo ammettere che eravamo preparati, ma non così; buon segno: vuol dire che stiamo andando bene e che temono la nostra crescita».

In mezzo al ping pong tra Partito democratico e Popolo della li bertà, tra Veltroni e Berlusconi ci sono anche loro, i terzi incomodi:

il Centro di Casini, la Sinistra arcobaleno di Bertinotti, la Destra di Storace, i Socialisti di Boselli rischiano di non vedere palla. .

«Le scelte di libertà si pagano sempre e, sia chiaro, sono contento di pagarle. E per questa scelta di coerenza che stiamo crescendo nei sondaggi. Tuttavia, la gente deve sapere che Pd e PdL si sono già messi d`accordo sulle nomine Rai e su come tagliar fuori tutti gli altri competitor. Già, stavolta Berlusconi ci ha preso: i brogli ci sono eccome. Ma non sono quelli che pensa lui».

Al Cavaliere non può certo addebitare la scarsa passione per la par condicio. Fosse stato per lui l`avrebbe cambiata quando eravate al governo...

«Lo ricordo bene. Si, su questo è coerente. La sinistra invece aveva fatto della par condicio un idolo quasi da adorare: me" li ricordo quando dicevano che era l`unico modo per arginare lo strapotere di Berlusconi. Ora che conviene an- che a loro si sono scordati tutto.

Fanno ridere».

Insomma lei vede ancora i fantasmi della grande intesa tra Walter e Silvio.

«Quando si invita al voto utile, blindato tra PdL e Pd, non sono io che vedo i fantasmi».

Secondo me lei non vuole prendere coscienza di una inversione di tendenza. Gli italiani vogliono un sistema semplice: o di qua o di là.

Dopo il bipolarismo coatto, come lo chiamavate, eccoci ad un sostanziale bipartitismo.

«Non è così. La volta scorsa, fuori dai poli, non c`era una reale possibilità di scelta. Ora è come se fossimo dentro un sistema alla tedesca dove viene data la possibilità di presentarsi per quello che si è, senza l`obbligo di alleanze forzate e innaturali. Agli elettori si presenteranno quattro forze: noi, il centro;

una destra e una sinistra moderate e una sinistra più radicale.

Poi c`è la destra di Storace».

Insomma per lei PdL e Pd sarebbero solo una destra e una sinistra moderate.

«Partito democratico e Popolo, della Libertà rincorrano lo schema e i difetti del bipolarismo: Veltroni ha messo assieme radicali e Gattollci, l`operaio e l`imprenditore;

quanto al PdL... basta leggere le dichiarazioni sulla politica estera fatte da Martino, da Fìni e da Berlusconi:

non ne coincide una. Per non dire di quelle sulla riforma delle pensioni. Se poi ci aggiunge pure lo strapotere che avrà la Lega ..».

Ce l`ha anche con la Lega? «No, mi limito a dire che i suoi parlamentari soprattutto al Senato saranno assolutamente decisivi per governare. Quindi Berlusconi sarà nelle mani di Bossi e della sua idea di Nord».

Qualcuno sostiene che 1`Udc si salverà grazie ai voti del Sud...

«Io dico invece che prenderemo anche molti voti in quel Nord che non vuole essere rappresentato dai leghisti. Comunque sia, noi non siamo come Berlusconi che fa gli accordi con i partiti a seconda della geografia: il compito della politica è di unire, non di alimentare le divisioni».

Siccome non ho ancora sentito un candidato dire che le cose gli.vanno male, le chiedo brutalmente:

dove pensate di prendere voti? «Da chi non vuole essere considerato proprietà privata di Berlusco ni e di chi non vuole bersi il finto nuovismo di Veltroni. Tutti i sondaggi ci danno al 6-7 per cento: significa che la nostra idea di centro è una idea giusta».

Ecco, mi dica tre priorità. Tre priorità di centro.

«Una in assoluto: politiche famigliari.

Attraverso il meccanismo delle deduzioni fiscali io credo si possa fare parecchio, su diversi fronti: dalla scuola alla disabifità, dalla casa all`educazione».

Più dell`Irpef e più del quoziente famigliare? «L`abbassamento di un punto dell`aliquota Irpef rischia di diventare un costo a carico dello Stato e di non risolvere nulla. Quanto al quoziente famigliare richiede una riforma fiscale organica e perciò lunga ad attuarsi. Invece le famiglie vanno aiutate subito».

Poi? «Poi occorre affrontare la questione energetica: sono stato il primo a parlare di ritorno al nucleare e mi guardarono come un marziano.

Ora vedo che anche altri arrivano sulle nostre posizioni» La privatizzazione delle municipalizzate è ancora una priorità? «Come può non esserlo dopo i rincari delle ultime bollette? Al pubblico resta la proprietà delle reti e ai privati la gestione delle società. I cittadini devono poter scegliere anche su acqua, gas, rifiuti».

Quali altre privatizzazioni sono necessarie? «Non possiamo pensare a un processo di privatizzazioni veloci anche perché il mercato ha i suoi tempi. Però se dovessi fare una li- stadi priorità comincerei coni Poligrafici dello Stato poi con la Tirrenia fino a chiudere con Eni ed Enel. Nel frattempo, sforbicerei anche i costi della politica abolerîdo le Province e enti come il CneI».

E se fosse Berlusconi o Veltroni a proporre una cosa del genere in aula, lei voterebbe a favore o per non confondersi con loro si asterrebbe? «Abbiamo votato il rifinanziamento della missione militare in Afghanistan con il governo Prodi, si immagini se non voterei ciò che condivido. Ho sempre pensato a una opposizione costruttiva.

Quello che sto dicendo in campagna elettorale è diverso: non siamo disponibili a governi pasticciati.

La coerenza è lamia bussola e il trasformismo parlamentare il cancro della democrazia. Io, questo, lo posso dire; altri dentro il PdL no».

Si parla tanto di riforme da scrivere insieme. Mi dica come? «Abbiamo proposto un`Assemblea costituente da eleggere l`anno prossimo con le Europee e con il sistema proporzionale così che tutte le culture politiche siamo rispettate nella stesura di una nuova Costituzione che preveda tra l`altro una sola Camera, la riduzione dei parlamentari, il Senato federale, più poteri per il premier».

Casini, quando vede i gazebo dei suoi vecchi alleati cosa pensa? «Scinderei l`aspetto personale da quello politico. L`altro giorno a Roma ho incrociato il gazebo di Alemanno e sono stato lì a chiacchierare:

nulla di personale, ci mancherebbe».

Politicamente c`è del rancore? «No, c`è differenza di idee. Nel PdL vedo riaffiorare i problemi della Cdl: su Alitalia per esempio vedo un Gianni Letta che spera nell`accordo con AirFrance e di contro la Lega che lo osteggia. Per non dire della parte previdenziale o della politica estera...» Già, lei era in predicato di fare il ministro degli Esteri. Cosa pensa di quello che sta accadendo in Tibet e nel Kosovo? «Mi lasci dire che vedo tanto dilettantismo.

II ministro D`Alema apre ad Hamas. Martino, Fini e Berusconi dicono tre cose diverse e non si sa quale sia quella ufficiale.

Noi, mi lasci dire, siamo gli stessi che per coerenza non hanno tradito i nostri soldati, votando no solo per fare un dispetto a Prodi.

Noi dell`Udc siamo fatti così»

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